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L’isola di Dino: il vezzoso braccio che la Bellezza allunga sul Tirreno.

La Storia

L’isola di Dino è il vezzoso braccio che la Bellezza allunga sul Tirreno. Il nome potrebbe derivare dal tempio (aedina) dedicato a Venere che in antico vi sorgeva, oppure dall'etimo greco “dina”, ovvero vortice, tempesta. Infatti le acque della punta sud, detta Frontone, erano un tempo pericolose per i naviganti in giornate di mare mosso.
Si estende per 50 ettari circa con un'altitudine massima di 100 metri. Nel versante settentrionale, di fronte a Capo dell'Arena, c'è un piccolo molo di attracco da cui parte una strada rotabile che conduce nei cottage situati nella zona alta. Ha fianchi con strapiombi alti oltre 80 metri e altri piuttosto scoscesi, alla base dei quali, al di sotto come al di sopra del livello del mare, l'erosione sulle rocce calcaree ha dato vita a molte grotte tra le quali quella del “Monaco”, delle “Sardine” dove sono presenti stalagmiti, delle “Cascate”, del “Leone” e infine la “Azzurra” che è la più grande. Ma la grotta più interessante, sebbene accessibile solo ai subacquei esperti, è la Gargiulo, che si apre a 18 metri di profondità.

La Natura

L’isola è uno spettacolo di macchia mediterranea, con numerose piante rare come la palma nana, il talittro calabro, il garofano delle rupi e primula di Palinuro.
Non solo. Su Dino si osservano i popolamenti meglio costituiti di tutto l'areale della primula, forse perché questo fiore su Dino è accessibile con difficoltà ed è dunque poco disturbato dall'uomo. Singoli esemplari o piccoli gruppi si osservano persino sulla spiaggia, abbarbicati alle pareti rocciose delle scogliere di fronte all'isola.
La fauna comprende molte specie di uccelli migratori, gabbiani e qualche rapace, piccoli roditori e diverse specie di rettili. Scendendo nelle profondità ci si imbatte nelle castagnole, nella murena, nei polpi e infine nelle Gorgonie, che si estendono in praterie per centinaia di metri. A queste profondità vivono numerosi esemplari di cernia e ricciola.

La Escursioni

L’isola di Dino si presta molto bene a una pittoresca circumnavigazione in direzione est–nord–ovest entro le 11.00 del mattino. Ecco le tappe:
• Grotta del monaco;
• Grotta delle sardine;
• Il frontone, ossia la punta occidentale dell'isola;
Il Santuario della Madonna della Grotta, ove si venera la Madonna della Grotta. Leggenda narra che nell'agosto del 1326 un bastimento turco si trovava al largo dell'isola di Dino quando d'un tratto rimase immoto. I marinai si atterrirono perché sapevano che il capitano era cristiano e conservava in cabina un’icona di legno della Vergine col Bambino, per cui ne imposero la rimozione. Il capitano cedette e la abbandonò nella grotta, al che il battello si rimise in movimento e ripartì. La statua fu poi scoperta da un giovane pastore muto, che corse in paese per annunziare l'evento e prodigiosamente parlò, e questo fu il primo miracolo della Madonna della Grotta. Il giorno dopo la statua fu trasportata nella chiesa Madre, ma nella notte scomparve per tornare al suo altare di pietra, dove si trova tuttora. Da allora, il 15 agosto, i pellegrini accorrono in gran numero al santuario per impetrare le grazie alla Madonna, mentre sulla spiaggia i ragazzi di Praia accendono fuochi in suo onore.
• Grotta del frontone;
• Grotta delle cascate, così chiamata per il suono delle acque che cadono;
• Grotta azzurra, con colori dal verde azzurro al verde rame in contrasto con l'azzurro pastoso e intenso dei bordi interni;
• Grotta del leone.